La Repubblica – Franco Quadri
by on December 21, 2015 in DISSONORATA PRESS

 

La scrittura è un calabrese stretto come quello che si può sentire a Castrovillari, un cunto tutto parole corte e contratte, che ti attanaglia dal principio per la musicalità di inesorabile nenia in una scena che non è una scena. Davanti ai teli neri c’è solo la sedia su cui Saverio La Ruina, regista e autore per Scena Verticale, siede per 80 lunghi minuti, preso dal vortice delle sue parole che si interrompe solo alle svolte del racconto, per dar modo a Gianfranco De Franco, dietro a lui, di spezzare il flusso con i suoni dei suoi strumenti. Ma senza alterare la voce né ritoccare la pettinatura, serbando i pantaloni neri sotto l’abituccio femminile, il superbo protagonista interpreta una figura di donna senza nome, la Dissonorata del titolo, una vecchia ragazza dedita a raccontare la sua storia di figlia costretta dalle consuetudini a restare “zitellona”; e lei che un pretendente ce l’ha, manco lo può guardare, può solo curare le pecore e contare le pietre. Quando oserà parlargli, lui la vorrà toccare e poi sparirà lasciandola “rotta”, con la pancia, la famiglia che la condanna, cosparsa di petrolio e bruciata, ma condannata a sopravvivere. E qui la vicenda, che nella ridda di particolari non rinuncia mai all’ironia, gioca lo sbocco nel mito quando, assistita da zia Stella, la poveretta partorisce in una stalla nella notte di Natale, e il bimbo non lo chiama Gesù, “il santo più importante che c’è”, ma Saverio come l’autore, insinuando in questa feroce condanna dei costumi il sospetto dell’autobiografia. Da non mancare

Franco Quadri – la Repubblica – 18.09.2006

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