LA STANZA DELLA MEMORIA
by on July 13, 1996 in
La stanza della memoria
la stanza della memoria 1847
la stanza della memoria 1897
la stanza della memoria 1774

di e con Saverio La Ruina e Dario De Luca
scene e costumi Luciana De Rose
luci e fonica Fabio Alia
musiche eseguite dal vivo Giuseppe Oliveto
consulenza musicale Francesco Gesualdi
organizzazione Settimio Pisano

Questa messinscena nasce dall’urgenza di aprirsi e dialogare con quelle emozioni e quelle immagini che dal passato risalgono alla memoria, ripercorrendo con affettuosa ironia la storia di una comunità sociale calabro-lucana nel periodo compreso tra gli anni ’30 e gli anni ’80. Un musicista e la sua fisarmonica, anima e voce popolare, accompagnano dal vivo questo viaggio temporale, creando un contrappunto di suoni, rumori e battute.
Lo spettacolo, nel quale trova giusto risalto la vitalità popolare attraverso figure di particolare forza espressiva, mostra uno sviluppo originale e spesso esilarante. La vicenda ruota intorno a nonna Francesca e al mondo che la circonda. Saverio e Dario, nipoti della ormai vecchia Francesca, ci accompagnano in questo itinerario emozionale. La storia comincia con l’incontro d’amore tra Paolo e Francesca e prosegue con l’emigrazione dell’uomo in Argentina alla vigilia della seconda guerra mondiale, quindi l’abbandono, la malattia e l’attesa della donna.
L’attesa è anche il pretesto per seguire gli avvenimenti e i mutamenti all’interno di una cellula sociale calabro-lucana, rispetto al flusso della Storia: il mondo contadino e il suo crepuscolo, l’avvento del mondo industriale, l’emigrazione, la mutazione dei valori, il passaggio generazionale, l’epoca del boom con nuove dinamiche sociali e con culti e modelli emergenti. Lo sviluppo della vicenda corre parallelo al decorso della malattia di Francesca. L’esasperazione di fronte l’ostinato rifiuto delle medicine viene restituita nella metafora ironica ed efficace della crescita abnorme del suo piede malato.
L’ingombro cresce inesorabilmente, a dismisura, fino a “mangiarsi” l’intera immagine della donna ormai vecchia, della quale possiamo soltanto intuirne la presenza dietro l’enorme fasciatura, che prelude ad una specie di comico, ma anche sinistro monumento funebre. L’avvento della società moderna travolge una cultura ormai necessariamente alla fine, ma senza portare con sé, o meglio senza riuscire a crearsi quei valori che avrebbero dovuto costituire l’ossatura della moderna società civile. Nella cultura contadina, l’individuo che affronta la tragedia trova forza e sostegno in un insieme coerente di valori e persone; nel mondo moderno la tragedia è smarrimento, sospensione nel vuoto. Lo spettacolo intende verificare nell’evento teatrale i valori tradizionali alla luce dei valori contemporanei, e viceversa.

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