VA PENSIERO CHE IO ANCORA TI COPRO LE SPALLE
by on January 1, 2014 in
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RIDFoto di AnnaRita Merenda
RIDVa pensiero foto Angelo Maggio  P1170508
RIDcrisi di gabinetto - Foto di Anna Rita Merenda

di Giuseppe Vincenzi
collaborazione alla drammaturgia Dario De Luca
con Dario De Luca
alle tastiere Paolo Chiaia
audio, montaggio, video e immagini Gennaro Dolce
programmatore esecutore, video e luci Gaetano Bonofiglio
costumi, oggetti di scena e assistenza Rita Zangari
organizzazione e distribuzione Settimio Pisano
regia Dario De Luca

Un omino entra in scena raccontando i propri fallimenti. Senza volerlo, parlando e cantando, con le sue cronache così profondamente e tragicamente comiche, inventa una morale, che evidenzia bisogni e desideri di una società oramai in mutande e oltretutto sporche.
Parla con ironia del mondo di cui fa parte, del quale non è protagonista ma semplice figurante. Racconta di un paese fondato sul reality; di individui che hanno rapporti virtuali, avatar superiori a loro stessi che li rappresentano non solo nel mondo online ma anche nella vita reale; di uomini e donne che esprimono al meglio le loro emozioni solo con le faccine nei messaggi su WhatsApp.
Insomma verrebbe da dire: Che confusione! Ma vi prego, rispondeteci in coro: Sarà perché ti amo!
Va pensiero che io ti copro le spalle, fortunato progetto musicale di Giuseppe Vincenzi, rinasce oggi remixato grazie alla complicità di Dario De Luca, per consolidare, innanzitutto, un sodalizio artistico che si è manifestato al pubblico con lo spettacolo Morir sì giovane e in andropausa; ma anche per segnare il primo movimento, una sorta di prequel, di un progetto più vasto che vede i due impegnati nel rinnovamento del genere teatro-canzone. Almeno nelle intenzioni.

1. POLVERE D’AMIANTO
2. ARTISTA SILENTE
3. FIGURANTE TELEVISIVO
4. IL TRONISTA

5. IL MIO PROFILO MIGLIORE
6. IPOCRITA PER QUIETO VIVERE

7. INTERNAUTA DEPRESSO
8. CASA SULLA LUNA
9. HASTA LA VISTA
10. IL MALE MINORE

 

VIDEO PROMO

 

VIDEO INTEGRALE

HANNO DETTO

  • Anna Bandettini – La Repubblica – 04/01/2015
    […] Alternando canzoni e racconti col tastierista Paolo Chiaia che fa da simpatica spalla, De Luca prosegue con originalità e personalità nel solco del teatro-canzone di Gaber fatto di stacchi cabaret e musica è un “io” narrante che oscilla, beffardo e demenziale, tra dubbi irrisolti e crisi di nervi
  • Claudia Cannella – Hystrio – n.3 2014
    […] Con Giorgio Gaber nume tutelare, De Luca, da vero one-man-show si impadronisce in scena dei testi di Giuseppe Vincenzi e si palesa, buffo e frizzante come un cartoon […] È ironico, leggero, ma anche amaro e sferzante […]
  • Simona Spaventa – La Repubblica – 27/03/2015
    L’Italietta “social” di Scena Verticale sarebbe piaciuta a Giorgio Gaber
    Immaginatevi Gaber al tempo dell’Italietta 2.0, tra crisi, precarietà ed egotismi alla social network. Se ancora avesse avuto voglia di cantare, probabilmente avrebbe fatto qualcosa di simile a Va pensiero che io ancora ti copro le spalle, il bello spettacolo di teatro canzone […] pieno di ironia e molto divertente […]
  • Elisabetta Reale – KlpTeatro – 12/06/2014
    […] Il secondo capitolo del progetto di teatro-canzone portato avanti con intelligenza ed ironia da Dario De Luca, raccoglie molti applausi del pubblico perché in quell’omino impaurito è facile riconoscersi […] uno spettacolo denso di parole che punta sulla leggerezza, senza pretesa di offrire risposte ma piuttosto animato dalla volontà di far sorridere proprio sulle disgrazie dell’uomo medio. […]
  • Claudio Facchinelli – Corrierespettacolo.it – giugno 2014
    […] Dario porge le sue canzoni, non da cantante, ma con l’autorevolezza dell’attore, e il suo messaggio agrodolce – una sorta di ironico manifesto dello sfigato – arriva con immediatezza in platea. […]
  • Serena Terranova – Altrevelocità – giugno 2014
    […] È Dario De Luca ad andare in scena e a aggiungere un tassello a questo viaggio attorno alla drammaturgia, fornendoci una visione inaspettata: l’attore allestisce infatti uno spettacolo di teatro-canzone, dove la musica gioca sullo stesso piano della presenza attoriale. […] Con disinvoltura ma anche con una certa cura, lo spettacolo procede tra testi cantati di fronte o dietro a un piccolo siparietto allestito sul palco e gli scambi di battute col pianista seduto su un angolo del palcoscenico. Il tono è ora ironico ora serio, e tiene fede al desiderio di riflessione e gioco proprio del teatro musicale.
  • Walter Nicoletti – Voce Spettacolo – 10/01/2015
    […] Ironico, graffiante e profondo […] l’attore di origine calabrese ha affascinato  un pubblico di tutte le età, accontentando tutti, trattando temi molto seri e importanti. Ma la vera forza di questo spettacolo è nella semplicità della struttura scenica e nella sua performance. Perché De Luca ama così tanto quello che fa da darsi completamente e sprigionare una carica e potenza incredibile […]
  • Francesco Altavista – Quotidiano del Sud – 10/01/2015
    Ci si ritrova al freddo dopo esser usciti dal teatro Stabile con un sorriso strano stampato sulle facce soddisfatte, dopo l’applauso scrosciante per “Va pensiero che io ancora ti copro le spalle”. Quel ghigno pirandelliano che ingrossa le gote verso il cielo, è simile a quello che si riconosce sul volto degli altri spettatori. Si è riso molto nell’ora e dodici minuti di pièce, ma una sorta di statua in marmo bianco che raffigura se stessi si va a incastrare al centro del cuore, proprio dove il sangue parte per andare in ogni angolo del corpo.
  • Tgme.it – Giusi Arimatea – 31/08/2018
    […] Lo spettacolo vira […] sul dramma dell’italiano medio, quello che non sa più come si vota a sinistra, per poi abbandonarsi alle riflessioni spiccatamente leopardiane sulla vita. La salvezza in mano agli extraterrestri. Il sogno di una casa sulla luna ora che i partiti artificiali hanno decretato la morte della politica e sopravvivere, qui, diventa il compito più arduo.Senza iperboli e senza ampollosità da palcoscenico, Dario De Luca ha lasciato che il pubblico indossasse i suoi occhi per assistere al lacrimevole spettacolo della società 2.0 in cui nostro malgrado naufraghiamo. Il pregio che gli si riconosce è quello di averlo fatto con la leggerezza e l’immediatezza necessarie a rendere tutto meno indigesto.
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