Avvenire – Fulvio Fulvi
by on December 21, 2015 in POLVERE

22/01/2015
Una gelosia morbosa e delirante, paure e ossessioni che si traducono in soprusi, violenze
psicologiche, sottili assoggettamenti. Così si distrugge il rapporto di coppia, così un uomo può
annientare la propria “amata”. È la “sindrome di Otello”, un disturbo antico all’origine di
comportamenti devianti con gli esiti spesso nefasti di cui sono piene le cronache dei nostri giorni. Il
tema è al centro di Polvere, lo spettacolo di Saverio La Ruina in scena all’Elfo Puccini di Milano
fino al 25 gennaio, prima parte della sua trilogia sulla violenza alle donne che comprende anche
Dissonorata – Un delitto d’onore in Calabria (due premi Ubu nel 2007, in cartellone qui dal 27 al
29 gennaio) che racconta delle schiave moderne di un padre-padrone e La Borto (30 gennaio – 1
febbraio) sulla gravidanza vissuta come un calvario senza alternative, due monologhi nei quali
l’attore e drammaturgo di Castrovillari interpreta altrettante figure femminili. In Polvere, invece, è
il prototipo dell’uomo incapace di amare. Perché questo titolo? La polvere è il pulviscolo
evanescente sollevato piano piano attorno e addosso alla donna da un maschio insicuro, immaturo e
feroce che confonde l’amore con affetto sbrigativo e brusco o con il possesso di un corpo. Polvere,
come una cipria letale che spegne il sorriso. E non c’è bisogno – lo abbiamo visto bene a teatro – di
arrivare al pestaggio per smontare le certezze e togliere le speranze alla propria partner, né di
ricorrere all’estremo delitto per farla smettere di sognare e… di vivere: bastano piccole prepotenze
ripetute ogni giorno prendendo come spunto financo una sedia spostata senza il proprio permesso,
un trattamento di make-up, la stretta di mano data a un amico… tutto può diventare il pretesto per
mettere in atto uno “stalking” casalingo dalle disastrose conseguenze, per urlare in faccia a lei cose
insulse e lasciarsi scappare persino uno schiaffo. Basta quello, solo quello, per compromettere un
rapporto. Con l’illusione, poi, tutta maschile, che un semplice abbraccio cancelli d’incanto ogni
male. Una drammaturgia intensa, dialoghi spietati e reali, parole che feriscono apposta per aiutarci a
comprendere che anche la “polvere”, benché immateriale e impalpabile, uccide. È un piccolo
gioiello lo spettacolo scritto dal calabrese La Ruina, disinvolto interprete, tra rabbia, protervia e
ironia, di un uomo che non capisce la sua disperazione. E brava pure l’attrice Jo Lattari che lo
accompagna in questa avventura teatrale severa e tagliente, che sviscera una piega del cosiddetto
“femminicidio”, una dinamica, troppo spesso nascosta, di sconcertante attualità.

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