RE PIPPUZZU FATTU A MANU

Il Quotidiano del Sud – Alessandro Chiappetta – 23 dicembre 2019
«Dario De Luca riscopre una storia tutta calabrese e lo fa alla maniera dei racconti dei nonni di una volta, quelli che incantavano i nipotini davanti al focolare con storie e leggende. In scena sta seduto e legge la favola in dialetto (il lavoro di Di Francia era stato pubblicato in italiano) da un leggio posto accanto al mixer delle luci e alla macchina del fumo, dosa gli effetti personalmente. È scalzo e indossa una gonna ampia, che lo rende un po’ nonna, un po’ Reginotta quando corre incontro al suo destino. Il resto del lavoro, molto suggestivo, lo fa Gianfranco De Franco, musicista di spessore che suona strumenti e oggetti, creando suoni e atmosfere a metà tra magia, mito e illusione. Quello che è interessante, però, al di là del valore artistico, è il lavoro di ricerca all’interno della tradizione calabrese e il suo rilancio. Rilancio doppio, visto che la tecnica del melologo è evidentemente collegata a quella dei cantastorie di una volta, figure anch’esse, assolutamente patrimonio della cultura della nostra regione. Uno spettacolo che fa venire voglia di riscoprire le favole calabresi e che ci lascia il sospetto che ancora oggi avrebbe davvero tanto da dirci».

Permarecontromano.it – Francesco Gallo – 5 novembre 2019
«Si chiamava Concetta Basile, la donna che consegnò a Letterio Di Francia, palmese della fine del XIX secolo, la storia di Re Pepe. Basile è un cognome importante nella tradizione novellistica italiana e quella che appare solo coincidenza, peraltro unica nell’intero corpus del Di Francia, in verità inventa un legame importante con storie che per molto tempo sono state considerate di minor pregio. Bisognerà aspettare Calvino, nel 1956, per restituire dignità letteraria a molti cunti dialettali della tradizione popolare degli ultimi cento anni.  La verità è che l’arte di impastare fiabe è arte antichissima e la grammatica del racconto non è dissimile a certi balli che si ripetono più o meno uguali in tanta parte del mondo. […] Nel racconto di Re Pipuzzu fattu a manu, ripercorso ed interpretato Dario De Luca […] Persino l’elemento musicale, portato in dote da Gianfranco De Franco, resta sottotraccia del testo, eco di una musicalità generata dal soffio del vento.  Se è vero che le fiabe sono spesso il teatro del meraviglioso è altrettanto certo che le più strane epifanie si materializzano a partire da una noce o una castagna. È questo probabilmente il maggior pregio di questo piccolo allestimento […] che rinuncia ad ogni forma di velleitarismo persuasivo, consegnando zucchero e farine alle nostre mani di spettatori. Persino il finale ricalca le formule sbrigative delle fiabe di Di Francia. Si resta letteralmente a mani vacanti, quando a fine narrazione il gioco del dopo, mutuato dalla grammatica della fantasia costruisce un seguito. Un seguito provvisorio costretto a convivere con mille altri probabili impasti».

NaturArte Basilicata – Giusi Giovinazzo – 6 settembre 2021
«Aedo di paesaggi che dal cuore narrativo della Calabria approdano nel Pollino lucano, a Noepoli, in “Re Pipuzzu fattu a mano”: Dario De Luca rilegge e interpreta in un melologo dolce e irriverente il personaggio femminile di una fiaba calabrese. L’attore ci racconta una figura pronta a trasformare la tradizione, il dictat della ricerca obbligata del marito, in un atto creativo fatto di pastafrolla, riscatto e caparbia femminile. La platea segue attenta il Bildungsroman, il percorso di formazione, di Reginotta, in una scena accompagnata dal setting di strumenti elettronici e a fiato armonizzati da Gianfranco De Franco. Una timbrica emotiva che mischia accenti e dialetti popolari con armonizzazioni contemporanee. Tra tarantelle e theremin, memoria e presente, si spalanca la regione aperta dell’arte che nel caso della Compagnia “Scena Verticale” si fonda in un potente pensiero meridiano».

Indygesto.com – Fiorella Tarantino – 23 dicembre 2019
Impeccabile interpretazione di Dario De Luca, abilissimo a modellare la voce a misura dei sentimenti di ogni personaggio. Grazie alla notevole immedesimazione di De Luca, in un attimo siamo accanto alla reginotta mentre dà vita al suo re, poi camminiamo al suo fianco nel viaggio per recuperare il reuccio e lottiamo assieme a lei. Ideale complemento narrativo, il commento sonoro, che riprende a sua volta motivi della tradizione calabrese, anche grazie all’uso efficace degli strumenti a fiato, e li attualizza con effetti elettronici.

 

Apollinea – Lorena Martufi – luglio/agosto 2021
«Apre la rassegna Kids Dario De Luca, direttore artistico, attore, regista di uno spettacolo originale, che prende spunto dalle favole della Calabria. Un racconto popolare raccolto da Letterio di Francia da fiabe e novelle calabresi, tratto da “Re Pepe e il vento magico”. È la storia della figlia di Re Pipuzzo, “reginotta” d’altri tempi, messa in scena dallo stesso De Luca che ce la riconsegna come da tradizione, in gonna lunga blu e maglia bianca, scalza, come la libertà e la purezza delle favole, come la sapienza degli antichi che parlano dialetto e amano la musica, la danzano, la vivono, la cantano. È una favola in musica, diretta e scritta da Gianfranco de Franco, un archetipo contemporaneo erede di uno stile ormai personalissimo e segreto, che fa suo, firmando lo spettacolo insieme a De Luca, con un linguaggio tanto antico quanto contemporaneo nella musica, come nel racconto che evoca amori, leggende, spiagge deserte, e mondi lontani, non tanto diversi dal nostro, come quelli orientali, delle Mille e una notte, di Grimm e Perrault. È erede di Turandot e altre cento Reginotta, insoddisfatta principessa di tutti i pretendenti che rifiuta: inconcludenti, ass’i coppe, votafaccia, brutti, pirchi, tamarri (gli uomini chisti su ) e decide di farsi un marito da sola, al setaccio che è tamburo, con acqua, sale e farina. De Luca lo impasta con una filastrocca (Re Pipuzzu fattu a manu) che ha il gusto del racconto e della canzone tipici del racconto di una volta, quello che i piccoli spettatori hanno ascoltato più dai loro nonni che da noi genitori. Intelligenza, fedeltà, bontà, simpatia, gelosia, passione, coraggio sono gli ingredienti che servono per farlo giusto questo marito, degno di una principessa, che lo impasta guardando il mare. E finalmente dopo sei mesi, re Pipuzzu è pronto. Ma in una giornata di sole, durante una passeggiata, vola via rapito da un vento magico. Reginotta, disperata, si chiude nelle sue stanze (mo’ non ne vugghju sapi cchiu nente), finché non decide di andare a cercarlo nel bosco. Magistrale la lettura e interpretazione di De Luca di ogni personaggio della fiaba che incontrerà da questo momento in poi Reginotta: la Draghessa, la sua serva, i carcerati, gli anziani del villaggio. Ogni anima emerge dalla sua, attore ormai sapiente e regista esperto di bravura che più non si commenta. Capace di farci sognare a occhi aperti, tenendoci fino all’ultimo sospesi sul finale, meravigliosamente a scelta, per alzata di mano. Re Pipuzzu è stato rapito dalla draghessa sì, ma sarà stata davvero una prigionia? Avrà sofferto la distanza dal suo amore lontano che lo ha creato con tanta fantasia e poesia, oppure avrà ceduto alle lusinghe della sua carceriera? E soprattutto Reginotta cosa farà di lui dopo averlo rapito alla Draghessa? Lo perdonerà o se ne farà un altro? Il pubblico vota con destra e sinistra alzate, se ne facisse n’ato, se non è innocente. Solo una bambina non gli risparmia la terribile punizione del secondo finale; iettato fora mezzo a na via. Possiamo sperare: neanche le bambine credono più alle favole, se assomigliano alla vita. Il teatro serve a ricamare l’anima, da sempre, e tutto ciò che essa contiene, dando voce alle ferite, ai vissuti, alle delusioni, dando spazio a quelle storie che sono come medicine, specialmente se siamo diventati specie a rischio».

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SCENA VERTICALE 2019

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